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July 16, 2018 kroy

Giorgio Secondavita Episodio 2 - Distopia

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— Ehi, fermati, dai che non ti facciamo nulla!
Sui marciapiedi brillanti come marmo, merito degli ultimi ritrovati per un vicinato pulito e decoroso (le suole delle scarpe in gomma nano-igienizzante e la sanzione istantanea per le cacche dei cani. Questa consisteva nel materializzare le feci appena abbandonate direttamente in bocca al padrone maleducato), uno stormo di ragazzini urlanti su biciclette borchiate schiva i passanti e insegue con insistenza un'altra bicicletta.
— Se ti prendiamo sei finito! Ahahah!
Il ragazzo che fugge è sudato e ansimante, nonostante la frescura che Marzo da alcuni giorni stava regalando: un gracile e spaventato quattordicenne con i capelli castano chiari, i primi segni di barba vicino alle basette e la cartella vicina al collasso per i libri di scuola , spedala come non mai per arrivare per tempo a scuola. È in ritardo, ma i bulli che lo inseguono stanno facendo il possibile, loro malgrado, per farlo arrivare in orario.

Uno di loro estrae dalla giacca in pelle una 44 Magnum colorata di rosa e lo mira alla schiena. Spara un colpo, emettendo un effetto sonoro da Atari 2600, e lo manca, lasciando sul marciapiede una gomma simile a una Big Babol. Quelle rosa all'uva, per intenderci.
Il gruppo di bici con in testa il giovane fuggitivo, svolta di novanta gradi lungo una curva percorrendo la strada priva di traffico o semafori. Gli unici rumori che si possono udire sono i versacci del gruppo di babbei e lo sferragliamento delle bici e delle borchie, oltre al grido umidamente soffocato di un padrone di uno yorkshire gigante che, distratto dalla bagarre, non si era fatto trovare pronto con paletta e sacchetto.
Un altro colpo dalla pistola rosa prova a raggiungere la bici del poveretto che scappa. Lo manca ancora, ma questa volta fa tempo a colpire una procace milf che porta in giro il suo cucciolo di T-Rex clonato: viene spinta indietro e grida dolorante, ma in un attimo prende fiato e grida: "Dannati mocciosi e le vostre pistole a vitamine, se vi prendo vi aizzo contro il mio Flintstone! È vero Flintstone? È vero pucci-pucci?" sviolina la signora inbellettata al suo dinosauro da passeggio, che in tutta risposta scorreggia indifferente.
Finalmente, la scuola!
Senza perdere in velocità, l'adolescente in fuga lancia la bici sugli smaterializzatori che provvedono a farla sparire in un lampo di luce, parcheggiandola in una non-dimensione Mengacci fino a nuovo richiamo, e si precipita all'ingresso, varcando la soglia dell'istituto scolastico. I bulli si fermano davanti al portone senza scendere dalle bici, impossibilitati a proseguire come un milardario che si trovi obbligato a fare una spesa alla Coop. Hanno tutti qualche anno di più della loro vittima e facce che li fan sembrare la prole di primo letto dei cattivoni classici di Kenshiro.
— Sì, sì, scappa. Tanto poi ti aspettiamo fuori, vigliacco!

La campanella suona segnalando l'inizio della prima ora. Correndo il giovane percorre il corridoio spoglio e asettico e schiva gli ultimi alunni che come lui stanno rischiando una nota. O peggio. Una nota sul registro. O peggio ancora. Una dose di libri di testo extra.
La porta della classe è ancora aperta, il ragazzino si introduce con fare furtivo ma veloce e in un attimo è dentro. Il prof non è ancora arrivato, per sua fortuna. Chi in piedi, chi già al proprio banco, la classe è al completo.
Andando di corsa al proprio posto, il teenager lancia un'occhiata furtiva all'angolo opposto dell'aula. Appoggia la pesante cartella criminale e, deretano sulla sedia, la vede. Silea Negri.
La più bella della classe. Secondo lui, almeno.
I due incrociano i loro sguardi per una frazione di secondo e un lieve e quasi impercettibile sorriso di lei si tramuta in freddezza, quando si accorge di essere osservata dalla vicina di banco, con cui comincia subito a chiacchierare ridendo.
Un effetto sonoro tipo Galaga introduce l'ingresso dell'insegnante nell'aula.
— Buondì a tutti. Immediatamente, collocati saldamente alle vostre postazioni! — dice il professore di preistoria pre-risveglio — Non indugiamo che il tempo prosegue imperterrito.
Una pistola fumante color lillà, simile a quella usata dal bullo durante l'inseguimento, fuma ancora in mano al professore. Una Big Babol rotola per terra.

(Quando i governi mondiali dovettero dare una risposta ai sempre crescenti interessi dell'industria delle armi, accettarono che l'uso di armi da sparo diventasse di uso comune, comunissimo, anche tra i giovanissimi. Un compromesso ritenuto da ambo le parti accettabile fu di fornire le armi di proiettili non letali composti interamente da vitamine. I benpensanti si dissero: "Se proprio bisogna sparare, che almeno lo si faccia pensando alla salute. Non si potrebbe avere qualche effetto sonoro vintage, magari?". Nonostante questa stramba soluzione —i proiettili venivano assorbiti all'istante dalla pelle senza lasciare ferite— erano armi con alto potere di arresto e qualche volta ci scappava il morto se uno non mirava bene. Inoltre facevano un dolore porco. Inutile dire che il Ministero del Tutto con delega all'Istruzione le adorava e, anzi, le incentivava tra gli insegnanti).

— Diamo inizio all'appello: Alberta Aiazzone.
— Presente!
— Arturo Nintendo.
— Presente!
Come già accennato, i cognomi erano un retaggio dell'epoca pre-risveglio e nessuno ricordava più la loro origine. Un groviglio confuso di informazioni alla rinfusa e senza passato.
Il nostro ragazzo vaga col pensiero verso altri lidi, come capita sempre nei momenti meno interessanti.
La mamma gli aveva mandato una chiamata-mente durante la fuga in bici. Diceva che era stato recapitato un pacco per lui. Non aveva ordinato nulla da Amazin' o da E-bye. Chissà se quei farabutti che lo inseguivano erano ancora là ad aspettarlo. Ci mancavano loro. La quarta ora quella di Terrapiattismo interroga e lui non aveva nemmeno...

— Giorgio Secondavita.

I castelli tra le nuvole di Giorgio cadono come castelli tra le nuvole.
— Signor Secondavita, è ancorato alla nostra realtà o ha deciso senza rimpianto alcuno di farci irrimediabilmente smarrire ulteriori preziosi minuti?
La cantilena prolissa lo riporta alla realtà. È proprio un rompipalle, questo.
— S-si, presente, mi scusi prof.
— Umpf.
L'appello prosegue senza intoppi ripartendo da Intima Carinzia per finire qualche secondo dopo con Zorro Wurstel.
La lezione inizia, ma Giorgio è perennemente altrove coi pensieri. Ricorda di essere ripartito d'accapo dai laboratori di Kentuckyfriedkitchen, ma i dettagli della sua vecchia vita, man mano che passa il tempo, perdono di intensità e, fatto ben strano che non aveva previsto al momento di tornare indietro, anche sapendo come evitare un errore fatto in passato, qualcosa, qualcuno dentro di lui, gli fa ripetere lo stesso errore o gli procura guai peggiori. Si sentiva spesso, in quei casi, come un giocatore di poker che dopo essere finito al verde, si rifugiava nella sua autoconsolatoria, inguaribile, eroica propensione ai piaceri del rischio.
Il professor Mastrolindo (questo il nome del logorroico insegnante di preistoria pre-risveglio) viene interrotto proprio durante un flusso di parole potenzialmente letale che stava per addormentare tutta la prima fila di banchi.
— .. ed è proprio allora che l'umanità... Scusatemi un attimo.
Il professore sbatte le ciglia, leggendo una chiamata-mente appena ricevuta.
— Una richiesta del preside. Giorgio Secondavita convocato in segreteria.
"Sicuramente una rottura di scatole in arrivo". Giorgio adorava le lezioni di preistoria pre-risveglio tanto quanto detestava il prof. Mastrolindo, ma quel giorno si sentiva talmente distratto da non riuscire a seguire nulla.
— Subito, professore — risponde Giorgio, fingendo dispiacere per l'imprevisto che gli avrebbe concesso qualche minuto fuori dall'aula.
Fatto strano, Giorgio avrebbe potuto giurare e spergiurare, per quanto sia impossibile ricordare ogni cosa successa tanto tempo prima, di non aver mai visitato la segreteria, quella mattina di Marzo.
Con rinnovata spregiudicatezza, alzando tra sé le spalle, si dirige verso la segreteria. Dell'esperienza, della furbizia e della diffidenza cauta che lo caratterizzava da anziano, Giorgio dovette presto accettare di non sapere più che farsene, come vestiti che non gli entravano più.

Giorgio Secondavita Episodio 2 - Fine.