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July 16, 2018 kroy

Giorgio Secondavita Episodio 3 - Rotowash e ParaFlu

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Arrivato senza fretta al corridoio della segreteria, Giorgio vede uscire dalla porta due omoni alti e robusti, in completo e occhiali neri. Chissà chi sono. Aspetta che si dileguino del tutto e ormai curioso come un gatto sotto acido, si decide ad entrare.
Il preside sta confabulando con due ospiti e non appena Giorgio entra, tutti taciono e lo fissano all'unisono. Gli omoni sono uguali identici ai due figuri che avevano lasciato l'ufficio qualche secondo prima. Ma questo non è possibile, deve trattarsi di una somiglianza. O un'allucinazione.
La segreteria era un piccolo ufficio quadrato con le pareti bardate dagli stemmi delle squadre di nascondino della scuola (nascondino era diventato uno sport olimpico e l'istituto Gluck, la scuola di Giorgio, aveva i suoi campioni e le sue tradizioni), le foto dei presidi precedenti e quella immancabile di Rodolfo Annuari, oltre ad altre in cui qualcuno stringeva la mano a qualcun altro sorridendo e facendo intendere l'importanza storica del momento immortalato.
— Buongiorno Giorgio — dice pacatamente il preside — accomodati pure. Ti ho fatto chiamare perché questi signori del Ministero del Tutto hanno bisogno del tuo aiuto.
— Il mio aiuto? Per cosa?
— Piacere, signor Secondavita — si presenta uno dei due uomini in nero — sono l'agente Rotowash e lui è l'agente ParaFlu.
Rotowash era muscoloso, di pelle nera e sembrava un buttafuori di una discoteca di Riccione, senza però condividerne la grazia e la gentilezza. ParaFlu era più anziano, bianco e con le guance sfegiate da cicatrici, ma abbellite dal fondotinta. Entrambi avevano l'espressione imperscrutabile di chi indossa occhiali scuri per spiare senza generare sospetti le minigonne in metropolitana.
— Siamo qua per accertarci che lei possieda un oggetto molto prezioso per il Ministero. Ha per caso presente di cosa parliamo?
— ... parliamo? — gli fa eco ParaFlu.
A Giorgio viene in mente il pacco di cui parlava la mamma.
— Nossignore, non ho presente.
— Capisco — sorride l'agente, visibilmente poco persuaso dalla risposta del ragazzo — Posso fare affidamento sulla sua collaborazione in caso venga in contatto con questo oggetto?
— ... oggetto? — ripete ParaFlu.
— Sicuro ("Come no"), e di che oggetto stiamo parlando, se posso, signore?
— Per ragioni di sicurezza internazionale non posso esporla a queste informazioni, mi spiace; le posso però dire che lo riconoscerebbe sicuramente e che appartiene a una persona che glielo ha lasciato, ma per lei è inutile e pericoloso, se ha voglia di fidarsi di un amico.
— Sarebbe lei l'amico? — risponde Giorgio abbandonando il basso profilo tenuto finora.
— Giorgio Secondavita — lo intima con rigore il preside — le ricordo che siamo tenuti tutti a collaborare con la legge. La prego di offrire spontaneamente il suo aiuto ai nostri ospiti.
A un'analisi più attenta il preside aveva le dita e un angolo della bocca sporche di cioccolato. Una scatola di Baci Perugina faceva capolino da sotto la scrivania del preside. L'avevano corrotto.
Da qualche attimo, nella mente di Giorgio stava prendendo forma un ricordo, una sensazione di qualcosa di incompiuto; come quando cercava di ricordare un sogno appena sveglio. Aveva solo bisogno di stare un po' da solo, concentrarsi, ma quel terzo grado tirava per le lunghe. Doveva fare buon viso a cattivo gioco, perché non aveva mai vissuto questa scena nella vita precedente e non aveva idea di quali sarebbero stati gli esiti.
— D'accordo, signore. Mi si presentasse l'occasione, rimarrei a disposizione. Come faccio a contattarla?
— Le ho lasciato in memoria il mio numero, in caso volesse farmi una chiamata-mente.
— ... mente.
Giorgio sbatte le palpebre e verifica il nuovo indirizzo nel mind-cloud.
— ... mi chiamo Agente Rot...
— Agente Rotowash, sì, e lui è l'agente ParaFlu, ho capito.
— Lei è un bravo ragazzo, Secondavita.
Un dejavu fortissimo. Una serie di emozioni dimenticate, che prendono senso e forma saccheggiando lettere dalla busta di Scrabble dell'etere.
"Lei è un brav'uomo... Lei è un brav'uomo, Secondavita... Brav'uomo...".
Il dottor... Kentuckyfriedkitchen aveva pronunciato quella frase?
Possibile che c'entrassero il dottor KFK e l'agenzia Seconda Vita, con cui condivideva l'appellativo e che lo aveva aiutato a tornare —e rivivere— nel passato? Che oggetto cercavano i due gorilla? Lavoravano davvero per il Ministero?
I due agenti con passo coordinato lasciano l'ufficio del preside senza aggiungere una parola. Quest'ultimo, desideroso di continuare ad abbuffarsi, congeda Giorgio con un gesto della mano più eloquente che educato.
Turbato dalle novità come un cane dalle sue scorreggie, Giorgio si allontana chiudendosi la porta alle spalle, stupito di essere stato lasciato andare. Forse si era preoccupato eccessivamente.
Un'ultima occhiata alle sue spalle gli gela il sangue: Rotowash e ParaFlu, che avrebbe giurato di aver visto uscire coi suoi occhi, entrano in segreteria con una confezione maxi di Baci Perugina ancora intonsa sotto il braccio.
— Cosa cavolo succede, oggi — mormora fra sé il nostro protagonista.

La giornata per Giorgio procede normalmente, senza altri traumi. Né l'indifferenza di Silea né l'interrogazione di Terrapiattismo (che da quell'anno scolastico sostituiva quella di religione, carpendone l'essenza e gli scopi), erano riusciti a turbare il resto della mattinata che si era rivelata invece carica di ricordi tranquillizzanti.
Finita la quinta ora di lezione, gli studenti al suono della campanella lasciano l'edificio non intrecciandosi, per comodità dell'autore, con la trama principale.
Giorgio attende che quasi tutti siano usciti e si affaccia guardingo dal portone: i teppisti con le bici lo attendono all'angolo, rompendo l'attesa con furti ai danni dei bimbi dell'asilo nido e facendo brillare formicai con interi pacchi di mini-ciccioli.
Anche i due agenti Rotowash e ParaFlu sono appostati poco più avanti, malamente e poco astutamente mimetizzati dietro un distributore di preservativi.
— Qui si mette male, molto male...
.

Giorgio Secondavita Episodio 3 - Fine.
Episodio 4 coming soon.